Digital detox: il presente non è sul mio smartphone

Mi sono assentata per circa 3 settimane, giorno più, giorno meno.
Nel frattempo, sono partita.
Nel frattempo, sono già ritornata.
Ma, le due versioni di me stessa: quella della partenza e quella del ritorno da Faro, non coincidono più.

Avevo realizzato che, nonostante il mio parziale allontamento dalla websfera e da quel mondo parallelo racchiuso in uno smartphone (che ha rimpizziato da un bel pezzo il cielo e la stanza di Gino Paoli), era da molto che non mi disintossicavo totalmente dalla tecnologia e dall’uso compulsivo di app, pc e smartphone.

Questo non vuole essere un tutorial su come fare un digital detox o su come stabilire se siete anche voi affetti dalla FOMO, ma è un post che racconta di me e di come ho deciso di avvicinarmi all’idea di vivere (quasi) senza social e di come sto vivendo questa distanza, fatta di mezze di misure e con pochi ma fondamentali permessi.

Faro: un ragazzino si tuffa su una montagna di sabbia.
  1. L’idea da cui sono partita è tanto semplice quanto complessa e si avvicina in punta di piedi ad una parola bellissima: C-O-N-S-A-P-E-V-O-L-E-Z-Z-A.
    Negli ultimi tempi, soprattutto da quando sono arrivata in Portogallo, sto cercando sempre di più di vivere, sentire e respirare il presente.
    Il presente non è sul mio smartphone.
    Nel presente ci siamo io, le persone che incontro lungo il mio percorso, c’è l’osservazione, ci sono i luoghi, ci sono i colori e i profumi. Non c’è un’app che possa sostituire tutto questo.
    Eppure, sul mio smartphone ho contato ben 23 app che aspettavano imperterrite di non essere trascurate.
  2. Di quelle 23 app quante sono realmente importanti? Quante di queste mi portano via tempo prezioso da dedicare al momento che sto vivendo? Avevo sviluppato una certa dipendenza da Facebook, dal controllo frenetico delle notifiche su Whatsapp e dal twittare in maniera incontrollata certi giorni. Ho preso il coraggio a due mani e poco prima di partire ho deciso di disinstallare Facebook e Twitter, lasciando solo Instagram, anche per ragioni di lavoro, ma decidendo che mi sarei concessa poco tempo da trascorrere in compagnia del mio smartphone.
    In questa fase, concedermi qualcosa a livello mentale, per togliermi tanto di ciò che mi dava dipendenza mi ha permesso di approcciare il tutto con semplicità, senza eccessive alterazioni e forzature.
  3. Sul mio browser, in versione mobile, Facebook c’era sempre ma ho smesso di controllarlo ogni 15–20 minuti e così, ho perso la cattiva abitudine di sorvegliare il mio smartphone. O era lui che sorvegliava me?

Da due settimane, non ho più Facebook e Twitter sul mio cellulare.
Sono viva, respiro alla grande, ho più tempo per me, per ciò che mi piace, il mio collo sorride e sto riabituando i miei occhi a guardare la vita attraverso qualcosa che non sia uno schermo.

E tu quando ti sei disconnesso/a per l’ultima volta?

Confeziono storie fotografiche ad alto tasso di umanità per persone che hanno a cuore la sostenibilità. Curioso molto. www.thestorycrafter.it