Sono diversi mesi che faccio meditazione. Ho iniziato quasi per gioco, attratta dal desiderio di imparare ad essere presente, soprattutto a me stessa, prima che agli altri. Da quando ho iniziato, cerco di ripercorrere sempre la stessa strada meditativa iniziando la giornata con il mio amico Jonathan che mi riporta 7 principi base per trascorrere al meglio la giornata che verrà. Nonostante l’era tecnologica in cui viviamo, dubito arriveranno a compiersi miracoli senza la nostra voglia di cambiamento. Ma la voglia non basta. Dobbiamo sforzarci di essere agenti di cambiamento, trovando anche il coraggio di scompigliare ciò che siamo e quello che pensiamo.

E così, il primo di questi principi è il seguente : “Make plans but remain flexible. Say yes as much as you can.”-“Fai dei programmi per la tua giornata, ma cerca di essere flessibile. Dì di sì quanto più possibile.”

Per questo 2018, ho deciso che voglio dire a chiare e grandi lettere, anche in un’altra lingua.

Imparare una nuova lingua, diversa dalla propria porta con sé un universo sconosciuto di abitudini e stili di vita che non sempre ritroviamo in noi e in come siamo cresciuti. Ma, è proprio quella distanza che vi insegna a vedervi al di là dei vostri occhi e con quelli degli altri.

Qui, vi racconto come ho iniziato a fare piani, a rimescolarli, di volta in volta, e a dire “sim” (sì in portoghese) da quando i miei piedi hanno toccato il suolo lusitano.

La lezione di portoghese

Sono partita il 19 febbraio. Sono arrivata a destinazione il 20. Il 21 ero già a seguire la mia prima lezione di portoghese e a conoscere i miei colleghi ad Odemira. Prendere l’autobus in un’altra lingua è stato più semplice del previsto, grazie ad una passeggera che parlava inglese. Da allora, però, ho imparato ad acquistare un biglietto in portoghese per andare ovunque.

Il mio primo weekend in Portogallo

Dopo più di 24 ore di viaggio, ho conosciuto i miei colleghi. Tra loro c’è Lucia: parla solo portoghese, canta fado e suona la sua chitarra e la sua tromba con la stessa passione e veemenza con cui affronta la vita. Mi assomiglia quanto basta per capire subito che sarà una delle mie compagne di avventura. Con la sua musica, tiene nel palmo della sua mano tutto il villaggio e di sabato, sedute al bar di paese mi presenta ad un sacco di persone e per la mia prima domenica portoghese, mi propone di andare a cena alla Casa de Caça e Pesca. Capisco poco di quello che dice, ma ad occhi chiusi e un po’ al buio, dico di sì e per la mia prima domenica qui, mi ritrovo seduta tra i cacciatori della zona a mangiare cous-cous portoghese(una pasta che mi riporta alla mente la fregola sarda) in brodo di gallina e a battere le mani sul ritmo di questa vita alentejana che, seppur apparentemente lenta, sta scorrendo via molto velocemente.

Pianificare i prossimi due mesi: “Il muro delle emozioni”

Da tempo, avevo in mente un progetto fotografico di esplorazione delle emozioni umane applicate all’espressività facciale dei più piccoli, per educarli a sentire e a dare un nome a ciò che provano. Il progetto è ambizioso, ma le ambizioni non mi spaventano. Mi spaventa chi si ripiega su sé stesso e sui propri piani, senza far avanzare i propri orizzonti. Gli orizzonti sono belli quando sono più ampi, quando trovano il coraggio di vedere il mare da distanze diverse: avvicinarsi per vederne le increspature, allontanarsi per osservare il tutto.

Quando è stata l’ultima volta che avete detto di sì all’inaspettato?

Confeziono storie fotografiche ad alto tasso di umanità per persone che hanno a cuore la sostenibilità. Curioso molto. www.thestorycrafter.it

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