Concedersi il tempo della scoperta: 3 cose che non sapevo del Portogallo

L’anno scorso, di questi tempi, pianificavo il mio trasferimento in Sardegna. Dopo, chissà, mi dicevo, magari riuscirò a trascorrere un periodo in Portogallo.
E, invece, dopo Cagliari è arrivata Sassari e non mi andava di nuotare controcorrente. Ho provato, per una volta, a non mettere i bastoni tra le ruote alla vita, ché a farla scorrere, quella corrente, ci avrebbe pensato lei stessa e se il Portogallo doveva arrivare, lo avrebbe fatto da solo, bussandomi alle spalle.

Così, è stato.

A dicembre 2017, per caso, Marco mi dice cha ha trovato un progetto SVE interessante che riguarda la fotografia, i video, i bambini.

Decido che questa volta, non mi lascerò sfuggire il Portogallo tra le mani.
Invio la mia candidatura e poi un video in cui non sembro convinta neppure di come mi chiamo. Mi propongono un colloquio.

Il Portogallo finalmente non mi sembra indispettito e maldisposto, così com’è stato ad agosto quando, tra conferme che tardavano ad arrivare e no che riecheggiavano a caratteri cubitali, mi era sembrato un Paese che potesse avere il potere di metterti in stand-by, peggio dell’Italia.

In quel momento non avevo bisogno di pause, ma reclamavo di poter camminare, andare avanti, respirare, arrivare e poi fermarmi. Probabilmente, il passo che la mia anima doveva compiere non era abbastanza rapido e così ho lasciato andare, finché Il Portogallo non ha deciso di tornare da me.

E’ stata una pausa di riflessione lunga quella che ci siamo prese io e il Portogallo, ma eccomi qui raccontarvi di come ho vissuto questo primo mese e del perché ho deciso, per una volta, di portare con me l’essenziale.

Per questo viaggio, non ho voluto andare oltre l’elementare: dove sarei stata e come ci sarei arrivata. Bastava. Volevo sapere solo questo. Quello che sarebbe stato poi non mi avrebbe preoccupata adesso.

Aprirsi vuol dire anche questo: concedersi del tempo, accettare di non conoscere e cedere una parte del controllo agli altri. Regalarsi la stessa curiosità che avevamo da bambini per scoprire ciò che ignoravi.

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La parola scelta da una bimba per giocare all’impiccato.

Ecco 3 cose che non sapevo del Portogallo:

  1. I portoghesi

Lasciatevi alle spalle i ricordi dei vicini di casa spagnoli, a volte troppo chiassosi, e della rabbia passionale di noi italiani. I portoghesi ti scrutano in silenzio. Tutto qui è travolto dal silenzio: il traffico, la gente, la vita.
Perfino le onde dell’oceano sembrano arrotolarsi su sé stesse con meno veemenza per non spezzare la mancanza di rumore. I portoghesi non sono caotici e non hanno un’anima scompigliata: sono persone genuine e generose che scelgono sempre il confronto a viso aperto piuttosto che le porte chiuse in faccia. A qualsiasi ora del giorno e della notte tu abbia un problema, non c’è nulla che un buon caffè espresso non possa risolvere. Si godono le cose semplici del presente, che al resto ci pensiamo poi.

2. Cosa si mangia in Portogallo?

La prima preoccupazione di noi italiani, quando viaggiamo, è il cibo ma qui siete in buone mani. Il cibo riporta con sé l’anima di questo popolo: ricette semplici a base di carne e pesce (bacalhau com natas, bacalhau espiritual e stufati di carne) arrivano in porzioni abbondanti e generose, senza vergogna di dare senza ricevere nulla in cambio.

3. La lingua portoghese

Il portoghese è una lingua severa, che non sa perdonare. Lo fa notare con gli accenti, ogni volta diversi, e con i verbi terribili, temibili e spesso irregolari. Sa trarre in inganno, con i numerosi falsi amici (es: la parola constipação in portoghese significa raffreddore in italiano e non costipazione) e con la musicalità che conquista. La pronuncia è complessa e le vocali spesso si annullano, ma le mie origini linguistiche mi aiutano. Ho imparato che spesso il barese e il portoghese si prendono per mano. Alcune parole dal portoghese al barese perdono qualche lettera, ma l’origine è la stessa: amuado in portoghese/amuat in barese vuol dire infastidito e di malumore.

Queste sono solo le prime 3 cose che ho scoperto e chissà quante altre ne scoprirò…

Nel frattempo, auguro buona curiosità a me e a voi!

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